Riflessione sulla crisi greca
18 AGO 20

La crisi greca, causata da sperperi della politica, mi porta ad unariflessione tutt’altro che ottimistica. Nei decenni di sviluppo economico dei paesi ad economia più avanzata ipolitici, a fini elettorali, hanno concesso privilegi spesso insensati(basti pensare alla pensione delle zitelle greche e alle baby pensioniitaliane). Hanno creato non posti di lavoro ma stipendifici per accattivarsi lesimpatie dell’elettorato. Dopo decenni di elargizione questi privilegi sono di fatto diventatidiritti acquisiti e il solo supporre la loro abolizione scatena le protestesindacali e di coloro che sono all’opposizione politica di chi le propone.Per i governi occidentali togliere ciò che hanno dato e che i cittadiniritengono un loro diritto sarà quasi impossibile. A questo punto però viene spontanea un’altra domanda. I Paesi emergenti che riescono a competere sul mercato globale grazieall’inesistenza dei diritti civili, alla totale mancanza di tutela deidiritti dei lavoratori e al quasi nullo welfare stanno sbagliando o stannoaltresì percorrendo una strada che li porterà alla democrazia certolentamente ma però razionalmente in rapporto a quelli che saranno i costiche lo Stato dovrà in futuro sopportare per garantire i diritti che haconcesso? I cinesi avranno le tutele che hanno i nostri cittadini, se tutto va bene,fra 50 anni, ma una volta raggiunto il nostro standard di vita saranno forsein grado di mantenerlo con un’economia produttiva e non fondata sullespeculazioni finanziarie. Noi occidentali siamo forse sull’orlo di un baratro che costringerà inostri governi a prendere delle decisioni che produrranno gli effettieconomici di un guerra a scapito delle popolazioni pur di non veder fallirele loro economie che nell’euforia avevano perso il senno?